Il microbioma intestinale è una delle più affascinanti e più recenti entità sulle quali si sta concentrando la ricerca scientifica: si tratta di un ecosistema complesso costituito da miliardi di microrganismi viventi, che vivono insieme nel tratto digerente e interagiscono con l’organismo ospite.
È stato definito un “organo metabolico esogeno” che, alla luce della sua natura simbiotica con l’ospite, può regolare le funzioni sistemiche, contribuire alla stato di salute dell’ospite, avere un ruolo nelle malattie gastrointestinali (sindrome dell’intestino irritabile, malattie infiammatorie croniche, colon cancro) e sistemiche (obesità, diabete di tipo 2, allergie, arteriosclerosi).
Recentemente la ricerca ha iniziato ad indagare anche sul suo possibile ruolo in malattie come il Parkinson, l’autismo, la depressione e la malattia di Alzheimer, guardando a possibili legami tra batteri intestinali, cambiamenti cognitivi e cambiamenti cerebrali.
Recenti studi hanno dimostrato che alcune componenti del microbiota intestinale possono promuovere l’accumulo cerebrale di specifiche proteine caratteristiche della malattia di Alzheimer (proteina amiloide e tau).
Un altro studio condotto dal Centro di Metabolomica Davis-West Coast di ADMC e UC, misurando i livelli di oltre 400 lipidi contenuti nei campioni di sangue di 800 soggetti (tra cui 200 volontari sani, 400 pazienti con declino cognitivo moderato e 200 pazienti con Alzheimer), ha valutato l’associazione di specifici lipidi con l’Alzheimer, con l’atrofia cerebrale e col declino cognitivo.
Ne è risultato che il metabolismo lipidico risulta alterato nelle persone con Alzheimer.
Questi esperimenti suggeriscono che un cambiamento del profilo batterico del tratto digerente, indotto con l’alimentazione, può ridurre la formazione di placche amiloidi, ridurre l’infiammazione e migliorare la memoria.
Per chi volesse approfondire… Buona lettura!