Quando si parla di frutta secca, molto spesso ci si riferisce alla categoria in generale, senza considerare gli effetti degli specifici frutti.
Analizzando i risultati di tre grossi studi osservazionali (Nurses’ Health Study, Nurses’ Health Study II e Health Professionals Follow-Up Study), condotti su una popolazione di oltre 200.000 individui, emerge l’esistenza di un’associazione inversa tra l’intake di frutta secca a guscio e l’insorgenza di patologie cardiovascolari e coronariche. In particolare, il consumo di arachidi e frutta a guscio, 2 o più volte a settimana è risultato associato con un rischio di insorgenza di patologie cardiovascolari minore del 13% e di patologie coronariche minore del 15%; il consumo di noci, 1 o più volte a settimana, invece, si correla con rischi minori del 19% e del 23% rispettivamente.
(Guasch-Ferré, M., Liu, X., Malik, V. S., Sun, Q., Willett, W. C., Manson, J. E., … & Bhupathiraju, S. N. (2017). Nut consumption and risk of cardiovascular disease. Journal of the American College of Cardiology, 70(20), 2519-2532)
A causa della sempre maggiore diffusione del modello alimentare vegetariano, per evitare i rischi derivanti da uno stile di vita ‘fai-da-te’, la Società Italiana di Nutrizione Umana ha redatto un position paper sul tema, con gli obiettivi di elencare le possibili carenze a cui un regime dietetico vegetariano può esporre e di suggerire strategie per ovviare al problema. Tra le raccomandazioni che gli esperti hanno sviluppato per i soggetti vegetariani, vi è quella di consumare abitualmente frutta secca a guscio, utile per soddisfare i fabbisogni di calcio e zinco, oltre che per assicurare un buono status di omega-3, specialmente acido α-linolenico, di cui sono particolarmente ricche le noci.
(Agnoli, C., Baroni, L., Bertini, I., Ciappellano, S., Fabbri, A., Papa, M., … & Sieri, S. (2017). Position paper on vegetarian diets from the working group of the Italian Society of Human Nutrition. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, 27(12), 1037-1052.)